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La longevità tramite l’alimentazione: un traguardo raggiungibile?

Negli ultimi mesi si sta parlando spesso della dieta della longevità e del suo inventore, Valter Longo, biochimico e biogerontologo, che da più di 20 anni studia negli USA l’invecchiamento cellulare, tanto da guadagnarsi dal Time l’appellativo di “guru della longevità”. Per allungare la vita delle persone ha deciso di intraprendere la strada dell’alimentazione perché in questo senso la dieta è un intervento più sicuro rispetto a quello farmacologico.

Il percorso che ha portato all’elaborazione della dieta della longevità parte dalla scoperta dei geni che regolano il ringiovanimento, la rigenerazione e la protezione, a cui è seguito l’interrogarsi su come sfruttare queste scoperte per dare una vita migliore alla gente, usando 5 pilastri: studi di base, studi clinici, studi sui sistemi complessi, le sopra citate ricerche genetiche e gli studi sui centenari che vivono nelle cosiddette “zone blu” (tra cui in Italia l’Ogliastra, in Sardegna), zone in cui la percentuale di centenari è maggiore rispetto al resto del Pianeta.

Andando più nel dettaglio la dieta della longevità è, per detta dello stesso autore, un regime dietetico volto all’allungamento fino a 10 anni della propria aspettativa di vita, e non ha come obiettivo quello del dimagrimento, effetto collaterale della parte di dieta mima-digiuno, 5 particolari giorni da fare ogni 1-6 mesi (a seconda delle condizioni della persona) in cui l’introito calorico varia tra le 750 e le 1100 kcal al giorno e che servirebbe per ringiovanire il sistema immunitario, attivando le cellule staminali ed eliminando o rigenerando le cellule danneggiate.

Da un punto di vista alimentare la dieta della longevità è una dieta vegana a ridotto introito proteico (0,7-0,8 g per kg di peso corporeo) con l’introduzione del pesce 2-3 volte a settimana, utilizzando quindi come fonte proteica principale i legumi, e in cui sono previsti un consumo moderatamente alto, almeno 50 g al giorno, di olio d’oliva, e anche un pugno di noci o mandorle o nocciole, ricchi di omega-3. Bisognerebbe fare i 3 pasti previsti più uno spuntino da 100 kcal nell’arco di 12 ore, non mangiando nelle 3-4 ore precedenti prima di andare a dormire. Dopo i 65-70 anni bisogna aumentare tale apporto proteico per contrastare la perdita di massa muscolare.

La parte della dieta mima-digiuno deve essere svolta sotto il controllo di un medico ed è adatta a persone maggiorenni che non abbiano patologie, viene svolta tramite l’acquisto di un kit in cui è presente tutto ciò che deve essere assunto in questi particolari 5 giorni.

C’è quindi una base scientifica, anche se i trial, ovvero le sperimentazioni, sull’uomo sono ancora in divenire, infatti l’unico studio al momento disponibile su questo particolare regime dietetico si basa sui risultati di un gruppo di sole 19 persone.
Per maggiori informazioni scrivi a marco@healthsoup.it

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